venerdì 11 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
...ma non deve finire qui!
Un mega incontro di giovani da tutto il mondo.
In quei due
milioni c'ero anch'io con i miei amici, arrivati a Tor Vergata dopo una
settimana dì meeting tra cui catechesi, preghiera di Taizè, scambi con
altri gruppi, canti e risate in metrò, serate a parlare fino alle 2 di
notte con la sveglia alle 7, soprattutto arrivati dopo 6 ore di cammino e
12 chilometri percorsi sotto 40 gradi. Incredibile. Se non fosse stato
per qualcosa di speciale , non avrei mai resistito a tutto ciò. Invece
le energie non mi sono mai mancate. Ora dite tutto quello che volete,
che la GMG e il giubileo sono solo grandi eventi commerciali, che è
tutta scena, che è assurdo creare situazioni simili, che è assurdo che
tutti questi giovani si ritrovino per ascoltare le parole di un
vecchio... ognuno può pensare quello che vuole. Ma spesso queste
riflessioni scaturiscono da pensieri che non vanno nel merito. E vero
che il lato commerciale c'è in tutto ciò, ma in che cosa non esiste il
lato commerciale? semplicemente non bisogna fermarsi a quello, c’è
impellente bisogno di andare oltre, di guardare al di là di queste cose
piccine. Lo GMG 2000 è stata un grande momento nella mio storia
personale e vorrei cambiare il mio stile di vita dopo quel che è
successo a Roma perché tanti sono stati gli spunti dati e mi sento
qualcosa dentro che non so descrivere, mi sembra di non stare più nella
mia pelle, sono euforica. Lo so che presto questa euforia passerà, ma
lascerà comunque il posto a nuove forze e nuovi orizzonti che ho
scoperto. La carica è grande. E la carica che serve per ri-svoltare la
mia vita. Perché se dopo questo raduno di giovani così determinati e
motivati provenienti da tutto il mondo, se dopo questo grande incontro e
scambio, nulla viene trasformato, allora non ci siamo.
La GMG è
stata una grande festa, ma anche un grande momento per capire cosa non
va in noi. Io ho fiducia. Ragazzi, che siate venuti alla GMG o no, beh è
ora di darsi da fare, di sbattersi, per cambiare un pò le cose. Non è
vero che non possiamo fare nulla per migliorare la situazione esistente,
affinché l’Uomo sia al centro. Basta impegnarsi in prima persona. Non
siete soli, non siamo soli!
allora... COME ON!
e come ho letto su una maglietta a Parigi alla scorsa GMG, “LEVEZ VOUS, N’AYEZ PAS PEUR” (alzatevi, non abbiate paura, N.d.R.)
Valeria C.
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
mercoledì 9 febbraio 2011
«...voi siete gli astri del mattino»
«Grazie Signore per questo fresco! Grazie per questa calma!»
Dopo
tanto sole, tanto movimento, canti e parole, ecco il momento del
raccoglimento: la veglia di Tor Vergata. Noi lontani dalle luci del
palco abbiamo dovuto accontentarci della luce delle lucerne di
terracotta: meglio, perché ci hanno aiutato a creare un’atmosfera di
intimità, cosa non facile in mezzo a due milioni di persone. In
religioso silenzio - è il caso di dirlo! - ho ascoltato le testimonianze
di Stefariia, volontaria nelle carceri; di uno novizia ruandese; di due
fidanzati filippini e di un seminarista romano. Giovani all’anagrafe,
grandi nello spirito e nella quotidianità, esempi da ammirare e imitare
(quanta strada devo ancora fare nonostante i quindici km sotto il
sole!). Pensando agli stranieri venuti da lontano per parlare a noi
tranquilli oratoriani, ho provato un senso di venerazione, perché
perdonare chi ti uccide i familiari e convivere con la guerra, beh!, per
me è qualcosa di enorme, e forse loro sono già i santi del nuovo millennio.
E finalmente ecco il grande atteso, il Papa, il “nonno” di tutti, che,
vedendo un così imponente numero di giovani menti radunate per la pace,
si è rallegrato: un esercito per il bene. Dopo gli orrori del passato,
come la carneficina operata dal nazismo, è bello credere che il futuro
sarà diverso, migliore, se tutti avremo buona volontà. La società non ha
fiducia nei giovani; il Papa cì ha detto: «So che voi non vi
rassegnerete alla fame, alla violenza, all'ingiustizia. A voi forse non
sarà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo sì!».
Siamo così fragili,
come le nostre lucerne, vasi di terracotta, fra i prepotenti vasi di
metallo del mondo, mai in aiuto viene la Grazia. Gesù ero solito fare
domande ai suoi discepoli perché essi stessi si rendessero conto dei
doni ricevuti e della forza che Lui aveva ricevuto dal Padre.
Quando
si comprende di avere.., è così bello condividere! Proprio come il
giovane che “costrinse” Gesù al miracolo della moltiplicazione dei pani e
dei pesci. E beati quelli che pur non avendo visto crederanno! Certo
che è difficile anche oggi essere cristiani, ma il vangelo ci sostiene:
ponendo in esso le nostre radici potremo rivitalìzzare le situazioni
quotidiane, ritrovare la speranza, reinventare il nostro Io per attuare scelte più vicine alla vita dell’unico maestro, quello che ha parole di vita eterna. E non aver paura di pagare di persona.
Abbiamo tutti una parte di S. Tommaso dentro di noi, e abbiamo tanti
amici che vi assomigliano; il nostro mandato è quello di rendere
possibile un incontro personale tra Cristo e il nostro prossimo. Ci sono
diversi modi e il “laboratorio della fede” non deve conoscere vacanze;
con i nostri sacchi a pelo e zaini abbiamo sperimentato una briciola
delle ristrettezze patite dai poveri del mondo. Se abbiamo condivisa la
gioia ed i sorrisi, dovremo anche condividere le nostre intelligenze, le
nostre energie, le nostre sostanze con quelli che, essendo oggi gli
ultimi, saranno i primi nel legno dei Cieli; l’alternativa è essere come
il figlio della parabola che, con entusiasmo, disse subito di sì al
padre, ma poi si perse in altro e non andò a lavorare nella vigna. Per
servire ci vuole umiltà, perseveranza, amore...in una parola: fede!
E non importa se i media non si interessano al nostro operato... perché
da quando una donna disse di nascosto il suo sì, la vita dell’umanità
non è più la stessa.
Lia D.
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
martedì 8 febbraio 2011
La responsabilità di un irresponsabile
Roma, 14 Agosto 2000. Veniamo convocati al raduno per lai strategia da adottare in questi giorni. Come quale strategia?
Sto
parlando dello smistamento dei foulard, giallo (di ammonizione) per i
pellegrini semplici e rosso (per una più dura sanzione) per i generali.
Vengo
inspiegabilmente insignito fra lo stupore di tutti, del fazzoletto
rosso; all’inizio credevo che mi fosse stato attribuito quel colore per
il mio noto impegno sindacale. Solo dopo mi spiegano che chi porta al
collo suddetto foulard ha la responsabilità sul suo specifico gruppo di
appartenenza: resto tranquillo fino a quando Salvina mi comunica CHI
milita nel mio gruppo... tra i nominativi scorgo un cognome sconosciuto:
Farello.
Chi è costui? Ah, ma è Rezzo! Vorrei abbandonare tutto!
Ma come dice un antico e saggio proverbio cinese: «Quando il gioco si fa
duro, i duri iniziano a giocare». Da subito vengo osteggiato dai
responsabili più facinorosi a causa del mio spirito da animatore
controcorrente e un pò rìbelle, ma vengo presto acclamato, con regolari
elezioni, dalla maggioranza dell’esercito: mi riconoscono come l'unico
VERO responsabile, il paladino del popolo.
Caricato da questo
onore, affronto gli impegni di queste giornate con uno spirito
rinnovato, e non lesino di dimostrare le mie capacità: ad esempio... c’è
una fanciulla in pericolo che chiede aiuto? Io mi fiondo.
C’è la Salvina che chiede una fazzoletto di carta? Io mi fiondo.
Ci
sono due ragazzi che litigano per spartirsi la Supreme di pollo? Anche
qui mi fiondo, perché, come mi rammenta un famoso proverbio cinese, «Tra
i due litiganti il terzo gode».
Alcuni riottosi apostrofano con
parole pesanti quel povero “diavolo” del Santo Padre? Da buon censore
intervengo a raffreddare con acqua benedetta questi focolai
rivoluzionari.
Qualcuno sventolo i vessilli di alcune note compagini calcistiche nemiche? Provvedo lesto a farle ammainare.
Alcuni volontari ostruiscono la nostra visuale del maxischermo? Faccio allestire prontamente un plotone di esecuzione.
C’è Rezzo in preda ad una rapina a mano armata? Lì non mi fiondo, d’altronde so che è un ometto e può cavarsela da solo.
Queste sono solo alcune delle gravose responsabilità che poggiano sulle mie spalle.
Ops!
Forse sto esagerando... rischio di dimenticare che al mio fianco
militano altri importanti caporali: Doni “seraficità” Marco, sempre
pacato e misurato anche nei momenti di panico, il primo a urlare la
carica e l’ultimo a lasciare il campo dì battaglìa.
Adesso chiudo
queste mie considerazioni, perché il dovere mi chiama: devo indagare
sulla scomparsa di un cellulare; sembra che un prete di Fossano lo abbia
intelligentemente lasciato in carica. Qualche anima gentile ha pensato
di “caricarlo” sulla propria auto.
Spero di risolvere il caso prima di essere precettato per una nuova missione: Toronto 2002!
Andrea Z.
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
lunedì 7 febbraio 2011
..ce la faremo?
«Dove due o più sono uniti nel mio cuore, io sono presente in mezzo a loro»...
E a Roma siamo più di due milioni uniti dalla fede, dalla preghiera.
Cristo
è vicino ad ognuno di noi: ci sorregge nella fatica del cammino; è la
luce, il fuoco vivo delle candeline che si sono accese nella notte; è la
speranza dell’alba che ci accompagna nel nuovo giorno; è la pace del
nostro cuore in comunione con fratelli di tutto il mondo; è
provocazione, attraverso le domande rivolte dal Papa: «Volete forse
andarvene anche voi? Chi siete venuti a cercare?»; è faro che attraverso
la Parola ci indica la strada nel quotidiano.
Ecco cosa troviamo,
forse riscopriamo in queste giornate che stiamo vivendo a Roma. E
ancora un mandato: «Non abbiate paura a essere i santi del nuovo
millennio». Uscire dalle nostre abitudini di una fede intiepidita per
dare concretezza, vigore nuovo, per essere testimoni non solo con le
parole ma prima di tutto con la vita, per essere persone cambiate
dentro, rinnovate nell’amore verso Dio e verso il prossimo, per essere
“laboratori della fede” dentro di noi e nelle nostre comunità. Ce la
faremo? Saremo capaci di rinnovare continuamente il nostro si?
«Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo» (lo ricordo prima di tutto per me!)
E concludo ringraziando Dio e tutti i compagni di cammino per il viaggio, la strada che insieme percorreremo in giorni.
Un abbraccio...
Salvina
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
domenica 6 febbraio 2011
...MA NON CHIAMATECI “PAPA-BOYS”
Dopo Parigi 97, la GMG 2000 a Roma nell’anno del “GRANDE GIUBILEO"
«Chi vivrà, vedrà». Noi abbiamo vissuto e abbiamo visto: abbiamo visto Gabriele F. (soprannominato Er Polacca
per il suo interesse verso le ragazze dei paesi dell’Est) svegliarsi
presto la mattina e lavorare come non mai sia come interprete (!) che in
cucina (!?!). E persino riuscito a dire: «E adesso andrà di mia
spontanea volontà a Messa». Incredibile!
Abbiamo visto un Simone
Viancino poliglotta (lui che al massimo dell’estero ha visto la
Svizzera, italiana!) che nei momenti migliori riusciva anche a sfornare
frasi del tipo: «Restaurant of pizza, Pizzeria...» e che adesso vaga da
un’agenzia di turismo all’altra a chiedere quanto costano i viaggi
(speriamo di sola andata) per la Vojvodina.
Abbiamo vissuto in una
scuola materna di Monterotondo, o 30 chilometri da Roma, che rimaneva
chiusa dalle 8 del mattino fino alle 8 di sera creando una specie di
effetto serra (il caldo entrava, ma non usciva) costringendo noi maschi
relegati al secondo piano, con una sola doccia calda (per i primi
quattro che la facevano) contro le sei delle donne, a dormire sul
balcone.
Abbiamo visto una Roma assaltato do giovani provenienti
da ogni parte del mondo («Ho il cuore in mano - diceva Viancino ad un
misterioso interlocutore telefonico - ma i serbi sono alloggiati
dall’altra parte della cìttà»).
Abbiamo visto seminaristi che
sfoggiavano il loro improbabile portoghese ai quattro venti e diventare
il cujinjo (cugino) della comitiva.
Abbiamo visto Vescovi "veri”
mangiare in un parco di Roma le prelibatezze offerte dalla Sodexho (la
famosa compagnia di ristorazione diventata, già a Parigi, nostra “croce e
delizia”) e Monsignori “finti” impartire a frati, suore e moltissimi
fedeli "Apostolica Benedizione". Abbiamo visto sacerdoti piemontesi
(così don Marco si fa chiamare, c’è ancora chi non ci crede) fermarsi,
lungo i quindici chilometri sotto il sole che ci portavano verso la
spianata di Tor Vergata, per suonare alle porte dei romani chiedendo
aiuto e ristoro. Lo abbiamo anche visto addormentarsi in un sacco a pelo
e svegliarsi in un altro. Ma questi, si dice, sono scherzi da prete.
E sacerdoti romani intrattenere il pubblico con frasi del tipo «I preti di Fara Sabina sono come l'olio acidità zero...!»
«Chi
vivrà, vedrà!» Così ci aveva lasciati Giovanni Paolo II il 24 agosto
del 1997 a Longchamp, l'ippodromo di Parigi . Più giovani, più
inesperti, in numero inferiore. Sono passati tre anni e sono cambiate
tante cose, ma non sono cambiate la nostra atteso e il nostro entusiasmo
per l’incontro con il Papa. Un giovane di ottant’cinni che riesce a
radunare più di due milioni dì giovani.
Alcuni giorni fa mi ha
colpito la frase di un giovane americano presente alla Giornata Mondiale
della Gioventù a Denver nel ‘93. Vedendo il Papa pregare di fronte ai
suoi giovani disse: «Micheal Jackson non ha mai pianto per me!». E a
Roma ha chiamato le nostre urla e i nostri cori "una catechesi” e ha
definito il suo discorso nella Veglia di Tor Vergata non un monologo, ma
un dialogo.
Non siamo andati a Roma per farci chiamare Papa-boys, per partecipare ad un Papa Pride, per assistere ad una Woodstock cattolica
siamo andati a Roma, nella "città che ha versato il sangue per amore”
(come recita l'Inno della Giornata) per conoscere il messaggio del
“Verbo che si è fatto carne ed è venuto od abitare in mezzo a noi”. Da
Piazza San Giovanni per l'accoglienza, passando per ìl Pellegrinaggio
Giubilare in San Pietro e alla Messa internazionale e il Sacramento
della Penitenza al Circo Massimo, fino alla Veglia e alla Messa a Tor
Vergata, possiamo dire di aver passato una settimana molto intensa e
straordinaria.
Il momento più duro è stato sabato 19. Ore 10:
partenza dalla stazione Tuscolana dei 15 chilometri più lunghi e
faticosi della mia vita. Come se non bastassero gli zaini e il sacco a
pelo, caricati del famoso “cubo” di 5 chili che doveva garantirci il
pranzo e la cena del sabato e la colazione e il pranzo di domenica. Ma
una volta arrivati la stanchezza passa: purtroppo eravamo sistemati
lontano dal Palco Papale.
Quando siamo arrivati il nostro settore
(l’undici verde) era già strocolmo e a noi non è restato che
accontentarci di un posto che ci permetteva di seguire tutto dal maxi
schermo e che ci ha, però, permesso di uscire in, relativamente, poco
tempo dal Campus.
Gli incontri con il Papa sono stati tutti significativi.
Non
so il perché, ma ho un bellissimo ricordo dell’incontro in San Giovanni
in Laterano per l’accoglienza dei giovani italiani. Ho visto un Papa
che mi ha dato la forza per vivere al massimo tutta la settimana.
Da
Roma ci portiamo a casa tante cose: nuove amicizie, tanta fatica e
bellissimi ricordi che ci indicano la strada da seguire. Al ritorno
molti ci hanno chiesto come era andata. La risposta? «Duro, ma lo
rifareil» Anch'io rispondo così, in conclusione di questo articolo.
Duro!
Ma a Toronto, in Canada, ci voglio essere! Perché non andare sarebbe saltare un appuntamento con la storia!
Paolo Baviera
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
sabato 5 febbraio 2011
E con i nostri passi noi arriveremo lontano..
Recita così il ritornello di un canto: e questo era forse il pensiero di molti alla partenza per Roma.
Ed effettivamente di strada ne abbiamo fatta tanta: non è facile, quindi, riassumere in poche righe l’entusiasmante esperienza che ho vissuto con altri duecento giovani monferrini e più di due milioni di giovani di tutto il mondo.
Il nostro pellegrinaggio è incominciato alle 20.30 di domenica 13 agosto: il viaggio in pullman fino ad Alessandria, poi in treno verso Roma con i giovani alessandrini e astigiani. Arrivati siamo stati ospitati a Monterotondo, una cittadina di quarantamila abitanti ad una trentina di chilometri dalla capitale.
Lunedì libero e martedì è iniziata un’esperienza faticosa, ma si sa che le cose belle costano fatica; un programma ricco che ci ha visti subito protagonisti sia al mattino a Passo Corese per la S. Messa dell’Assunzione celebrata da Mons. Fumagalli vescovo della Diocesi di Sabina - Poggio Mirteto sia al pomeriggio in Piazza S. Giovanni in Laterano accolti dal Papa nella sua Diocesi. Non ha esitato a dire: «Non abbiate paura... di essere i santi del nuovo millennio».
Il discorso del Papa è stato spesso interrotto da applausi e perciò lui stesso l’ha voluto definire un “dialogo”. Poi dopo i fuochi artificiali, la notte cala; qualcuno ha ancora le forze per cantare e ballare, altri cercano di raggiungere il palco papale, altri si avvicinano in adorazione ad un altare con il Santissimo Sacramento e infine i più stanchi cominciano uno a uno ad addormentarsi.
Ed effettivamente di strada ne abbiamo fatta tanta: non è facile, quindi, riassumere in poche righe l’entusiasmante esperienza che ho vissuto con altri duecento giovani monferrini e più di due milioni di giovani di tutto il mondo.
Il nostro pellegrinaggio è incominciato alle 20.30 di domenica 13 agosto: il viaggio in pullman fino ad Alessandria, poi in treno verso Roma con i giovani alessandrini e astigiani. Arrivati siamo stati ospitati a Monterotondo, una cittadina di quarantamila abitanti ad una trentina di chilometri dalla capitale.
Lunedì libero e martedì è iniziata un’esperienza faticosa, ma si sa che le cose belle costano fatica; un programma ricco che ci ha visti subito protagonisti sia al mattino a Passo Corese per la S. Messa dell’Assunzione celebrata da Mons. Fumagalli vescovo della Diocesi di Sabina - Poggio Mirteto sia al pomeriggio in Piazza S. Giovanni in Laterano accolti dal Papa nella sua Diocesi. Non ha esitato a dire: «Non abbiate paura... di essere i santi del nuovo millennio».
GMG Roma 2000: Accoglienza giovani a S. Giovanni in Laterano e in Piazza S. Pietro from pablocanateam on Vimeo.
Poi tanti cori, applausi, tifo da stadio; e Lui dopo essere stato a guardare, ringrazia: «Grazie per questa vostra catechesi».
La nostra avventura romana è continuata il giorno dopo, mercoledì,
quando al mattino accompagnati dal nostro vescovo abbiamo partecipato
al pellegrinaggio giubilare partendo da Castel S. Angelo per arrivare a
Piazza S. Pietro, attraversare la Porta Santa e sostare qualche istante
in preghiera nella basilica.
Al pomeriggio Messa internazionale al Circo Massimo, seguita poi dalla celebrazione del Sacramento della Riconciliazione.
Giovedì
mattino abbiamo preso parte, nella parrocchia dei Sacri Cuori di Gesù e
Maria, alla catechesi "Cristo ha dato se stesso per noi” tenuta da
Mons. Garzia, vescovo di Caltanissetta. Al pomeriggio il nostro gruppo
si è diviso: qualcuno ha partecipato al Genfest allo Stadio Flaminio;
altri all'incontro della Comunità di Taizè; altri alla Festa dei giovani
salesiani; altri ancora hanno visitato la Mostra "Pietro e Paolo” a
Palazzo della Cancelleria. Alla sera un nutrito gruppo ha partecipato,
con altri cinquantamila giovani, al concerto di Angelo Brariduardi in
Piazza San Giovanni.
Venerdì mattino la
catechesi “Santi del Nuovo millennio” alla quale abbiamo partecipato è
stota commentata dall’Arcivescovo di Bari Mons. Cacucci. Al pomeriggio
siamo tornati a Passo Corese per la celebrazione della Via Crucis.
Sabato
mattina è iniziato il cammino verso Tor Vergata: sole, caldo,
svenimenti, 15 chilometri di strada con zaini sulle spalle e cartoni con
il vitto tra le mani.
Ma raggiunta Tor Vergata tutto è andato nel
dimenticatoio e l’incontro con il Papa è finalmente iniziato: «Voi
difenderete la vita in ogni momento vi sforzerete di rendere questa
terra sempre più abitabile, per tutti» è il compito che Giovanni Paolo
II ci ha affidato ricordandoci però che «è difficile credere ma con
l’aiuto della grazia è possibile».
GMG Roma 2000: Veglia a Tor Vergata from pablocanateam on Vimeo.
Il discorso del Papa è stato spesso interrotto da applausi e perciò lui stesso l’ha voluto definire un “dialogo”. Poi dopo i fuochi artificiali, la notte cala; qualcuno ha ancora le forze per cantare e ballare, altri cercano di raggiungere il palco papale, altri si avvicinano in adorazione ad un altare con il Santissimo Sacramento e infine i più stanchi cominciano uno a uno ad addormentarsi.
L’indomani, domenica,
l’alba spunta presto; aspettando il Papa le prove dei canti si
susseguono. Poi un boato: eccolo! Durante la Messa il Santo Padre ha
ricordato la strada da percorrere: «Di parole attorno a voi ne risuonano
tante, ma solo Cristo ha parole che resistono all’usura del tempo e
restano per l’eternità... La direzione di Cristo è anche la direzione
della giustizia, della solidarietà, dell’impegno per una società ed un
futuro degni dell’uomo».
Il
cammino più duro e più impegnativo inizia adesso; ma con due milioni di
amici e compagni di viaggio sarà più facile raggiungere Toronto nel
2002: fino ad allora potremo davvero cambiare il mondo, accenderlo con
il fuoco.
Alberto B.
(da “Boomerang – GMG 2000”, settembre 2000)
* "Boomerang" è stato il giornalino dell'oratorio dell'Addolorata dal 1996 al 2003
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